Emergenza oppure no?

È una parola molto utilizzata in ambito politico e mediatico, “emergenza”. Serve a richiamare l’attenzione dei cittadini su un problema eccezionale e grave, la cui soluzione richiede interventi immediati e preferibilmente drastici. Un problema verso il quale pare che i cittadini debbano per forza di cose nutrire una viva preoccupazione, quando non un vero e proprio sentimento d’angoscia e paura, poiché esso rappresenta una seria minaccia alle loro vite.

A noi sembra, però, che molto spesso questa parola venga utilizzata a sproposito. Se ne abusa per riferirsi a situazioni le quali, se considerate attentamente, non rispondono a tali caratteristiche. Ma la cosa che ci sorprende ancor di più, e ci spinge a riflettere, è il fatto che, al contrario, il termine “emergenza” viene sovente “dimenticato” proprio quando sarebbe il caso di pronunciarlo esplicitamente per denunciare autentiche criticità. E allora vorremmo qui condividere con voi una riflessione su quelle che ci sembrano essere almeno alcune delle reali emergenze verso cui nutrire seria preoccupazione e desiderio di provvedimenti efficaci, che le affrontino e le risolvano. Emergenze le quali invece, dalla politica e dai media, non vengono trattate come tali.

L’Italia è una “Repubblica fondata sul lavoro”, recita l’articolo 1 della nostra Costituzione. Ma nel 2018 quasi due persone al giorno sono uscite di casa per andare a lavorare e non sono più tornate: 704 morti sul lavoro, il 4% in più dell’anno precedente. Percentuale che va aumentando ancora, se si considera che nei primi 4 mesi del 2019 gli incidenti mortali sono stati il 5,9% in più di quelli verificatisi nello stesso periodo dell’anno precedente. Ecco, non comprendiamo come questa possa non essere considerata un’autentica emergenza di quelle da non dormirci la notte! Esiste forse una qualche accezione di normalità nel morire mentre ci si guadagna il pane quotidiano?

Chi vive nelle grandi città sa benissimo cosa sono le domeniche ecologiche, quelle giornate in cui, a malincuore, si è costretti a lasciar la macchina nel parcheggio per spostarsi a piedi o con i mezzi pubblici. Vengono imposte quando l’inquinamento dell’aria ha superato il livello di guardia. Ma quanti di noi conoscono la reale portata del problema? Così da poter magari anche formarsi un’opinione ragionevole circa l’efficacia di tali provvedimenti? È presto detto: in Italia ogni anno muoiono circa 90mila persone a causa dello smog. Vi invitiamo a fermarvi un attimo e ponderare con attenzione questo numero: novantamila. Siamo il secondo paese in Europa con il maggior numero di vittime: 136 ogni 100mila abitanti. Se non è emergenza questa, diteci, quale può essere considerata tale?

C’è poi un’altra causa di morte della quale ci sembra assurdo anche il solo dover star qui a parlarne ancora al giorno d’oggi: il femminicidio. Donne uccise da uomini. Per motivi passionali o comunque legati alle differenze di genere. I numeri oscillano, a seconda dei diversi criteri di ricerca, tra le 110 e le 150 vittime annue. Alcune statistiche ci dicono che il fenomeno è in calo, ma il punto è che in una condizione di normalità, la normalità di un paese sviluppato e civile, tale fenomeno non dovrebbe nemmeno esistere. Dovrebbe appartenere al novero dei tristi ricordi di un passato oramai archiviato. E invece…

Potremmo proseguire la lista di quelle situazioni che si verificano stabilmente nel nostro paese ma che non possono essere considerate in alcun modo né normali né accettabili, e quindi dovrebbero essere trattate e sentite da tutti, politica, media, cittadini, come delle serissime emergenze. Ma ci fermiamo qui, poiché ci premeva anzitutto sottolineare come l’agenda politico-mediatica, che si riflette poi nell’agenda delle chiacchiere da bar (passateci questa definizione) e delle preoccupazioni dei cittadini, non sembra rispondere a criteri di oggettiva urgenza e gravità. E allora ne traiamo una domanda. In una democrazia il bene dei cittadini dovrebbe essere il movente tanto dell’agire politico quanto del narrare mediatico. Non è per caso che nel nostro paese avviene il contrario? È la parola dei politici e dei media ad essere movente delle preoccupazioni dei cittadini?

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