3 domande e 3 risposte secche sull’immigrazione, dati alla mano. (Prima domanda)

L’immigrazione è un problema?

No. L’immigrazione è una risorsa indispensabile: da essa dipende il futuro dell’Italia. Il problema è il modo in cui viene governata.

Ce lo dimostra anzitutto il Pil: gli immigrati con regolare contratto di lavoro producono il 9% del Pil, a cui si aggiunge un altro punto percentuale prodotto da coloro che lavorano in nero. In cifre assolute parliamo di 140 miliardi di euro.

Ma questo dato, di per sé già così rilevante, non è forse ancora sufficiente a spiegare quanto sia decisiva per i destini del Paese la forza lavoro immigrata. Cerchiamo di comprenderlo attraverso i numeri della crescita economica: nel periodo che va dal 2001 al 2011 l’economia italiana è cresciuta del 2,3%, ma se non vi fosse stato l’apporto della manodopera straniera, nello stesso periodo si sarebbe registrata invece una contrazione del – 4,4%. Nel periodo successivo, dal 2011 al 2016, quando la crisi ha dispiegato i suoi effetti, l’economia italiana ha subito una contrazione del – 2,8 %; ma senza gli immigrati il dato sarebbe stato decisamente peggiore: – 6,1 %. Insomma, se non fosse divenuta meta d’immigrazione l’Italia sarebbe oggi un paese più povero e più profondamente in crisi.

Trasferendo i freddi numeri alla vita reale, per rendersi conto dell’apporto che i lavoratori stranieri forniscono alla nostra economia e alla nostra società, può forse essere utile immaginare come cambierebbe la vita quotidiana senza di loro. Quale impatto avrebbe, ad esempio, sulla qualità di vita delle famiglie italiane il venir meno del 77% di badanti e del 69% di colf? Quante aziende si troverebbero impossibilitate a proseguire la propria attività se dovessimo rinunciare all’apporto del 26% dei lavoratori agricoli, del 16% dei lavoratori del settore edile, o del 18% degli impiegati nel settore alberghiero e della ristorazione? E quale effetto domino ne conseguirebbe sulla tenuta dell’economia e della società?

Fin qui la storia passata e attuale. Ma se guardiamo al futuro? Numerosi studi mostrano che nei prossimi decenni la combinazione tra il progressivo invecchiamento della popolazione italiana e la scarsa disponibilità della forza lavoro autoctona a svolgere lavori non qualificati, avrà un effetto dirompente nell’affossare l’economia, e l’unica ciambella di salvataggio sarà appunto la manodopera immigrata. Si è calcolato che un eventuale azzeramento dei flussi migratori porterebbe nel giro di quattro decenni ad un dimezzamento del Pil (- 50%!). E ad una conseguente riduzione del 33 % del reddito pro capite. Un’Italia allo sfascio dunque, senza gli immigrati.

Ma l’apporto della manodopera straniera alla tenuta del Paese non si esaurisce qui. Si guardi al sistema previdenziale: attualmente gli immigrati versano 8 miliardi di contributi ricevendone in prestazioni solo 3, garantendo quindi all’Inps un guadagno di 5 miliardi l’anno e pagando di fatto 640 mila pensioni a cittadini italiani. È stato inoltre calcolato che negli ultimi anni essi abbiano regalato alle casse dell’Inps circa 3 miliardi di contributi per prestazioni delle quali non usufruiranno mai, avendo fatto ritorno nei paesi d’origine prima di maturare il diritto alla pensione. A da qui in avanti? Cosa accadrebbe se da domani si chiudessero le frontiere e si riducessero a zero i flussi migratori in entrata? Anche in questo caso gli effetti sarebbero devastanti, calcolati in un saldo negativo netto di 38 miliardi in meno nelle casse dell’Inps alla data del 2040. Dunque l’Italia ha bisogno degli immigrati anche per salvaguardare il proprio sistema previdenziale!

L’immigrazione perciò è una risorsa indispensabile e lo sarà sempre di più in futuro. La verità è che i cittadini italiani non hanno ancora acquisito piena consapevolezza della questione demografica; lo dimostra tra l’altro una recente ricerca, dalla quale emerge la netta tendenza a sovrastimare il numero di persone in età inferiore ai 14 anni: 26% secondo la percezione comune, appena il 14% nella realtà. L’Italia è il secondo paese più vecchio al mondo!

E difatti l’Istat ha calcolato che, in un’ipotesi di flussi migratori pari a 157.000 nuovi immigrati ogni anno, ci si troverebbe comunque ad avere una diminuzione di 2 milioni di residenti nel nostro paese entro il 2045 e di addirittura 7 milioni entro il 2065. Ma ciò che risulta ancora più rilevante è la previsione sul netto innalzamento dell’età media. Sempre ipotizzando l’inserimento di 157.000 migranti all’anno per i prossimi vent’anni, la popolazione attiva, cioè in età compresa tra i 20 e i 70 anni, diminuirà comunque di ben 4 milioni di individui! E cosa accadrebbe in un ipotetico scenario a migrazioni zero? Nel 2040 ci troveremmo con una forza lavoro ridotta di 10 milioni di individui! Pertanto, secondo diversi studi, l’Italia ha bisogno di inserire nel proprio sistema lavorativo tra i 160.000 e i 180.000 migranti ogni anno, almeno per i prossimi due decenni.

Chiudiamo questa prima parte della nostra riflessione con un altro dato sulla “percezione”. Secondo la medesima ricerca di cui sopra, gli italiani sono il popolo europeo che più di tutti sovrastima il numero di stranieri presenti sul proprio territorio nazionale: la percezione comune è del 26%, mentre in realtà gli immigrati sono meno del 9% della popolazione totale! Cioè gli italiani credono che gli stranieri residenti nel loro Paese siano tre volte di più di quanti non sono in realtà!

Tutto quanto elencato finora, ci pare, fa piazza pulita del primo luogo comune che spesso accompagna i discorsi sull’immigrazione: quello secondo cui saremmo vittime di un’invasione e non possiamo permetterci di accogliere tutti questi immigrati. Al contrario non c’è nessuna invasione, visto che gli stranieri in Italia sono meno del 10% della popolazione; e non è vero che la crisi non ci permette di accoglierli, semmai è vero l’esatto contrario: abbiamo bisogno di loro per uscirne.

(continua…)

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